Contro Gomorra Vangelo e lavoro»: a Casa sulla Roccia la Meglio Gioventù di Don Aniello Manganiello

Il libro “La meglio gioventù di Scampia” è stato presentato questo pomeriggio in una discussione che ha dato voce a tutto il buono che può emergere da un quartiere spesso vittima di pregiudizi

C’è una Meglio Gioventù a Scampia. Che si impegna, lavora, studia, non cede alla criminalità. È una parte sostanziosa di un quartiere spesso vittima di pregiudizi, ormai diventato sinonimo di Gomorra.

La racconta Don Aniello Manganiello, parroco di Scampia dal 1994 al 2014, che nel suo ultimo libro intitolato proprio “La meglio gioventù di Scampia” in cui dà voce a cinque storie in cui emerge tutto il buono di una realtà difficile.

Presentato questo pomeriggio in occasione del trentennale del centro di solidarietà “La casa sulla Roccia” insieme a Marika Borrelli e ai suoi ospiti, Raffaele Zenca e Carlo Petrella, abbiamo attraversato un’immagine di Scampia lontana dalla cronaca nera e più vicina a chi la vive quotidianamente.

«Confesso di essere arrivato con tanta paura e molti preconcetti a Scampia, mi presentavano Napoli come una città pericolosa, vittima di degrado e illegalità – racconta Don Aniello- Invece ho trovato una realtà estremamente umana, condizionata dalle azioni e dai principi che muovono la camorra, la popolazione in qualche modo è costretta a scendere a compromessi con il crimine, ma esiste una zona grigia che con tutto questo non ha niente a che fare, è molto distante dalla collusione e da essere parte dell’esercito dei clan o dal market della droga. La stessa comunità che mi ha protetto dalle minacce e ha condiviso il mio cammino. Raccontare solo il male per fare spettacolo, non recita certo a favore della verità e mette in ginocchio chi nonostante tutto cerca il riscatto da epiteti come Terra dei fuochi o Gomorra. Non c’è solo il male a Scampia, ma anche storie di ordinaria normalità».

È stanco invece il Dottor Carlo Petrella, ex dirigente del settore tossicodipendenze e alcolismo della Regione Campania: «Stanco di affrontare queste tematiche per categorie e luoghi geografici. La camorra è qui e i camorristi siamo anche noi costretti a chiedere favori o a pagare per un posto in ospedale. Io abito vicino all’inceneritore di Acerra che di notte diventa un formicaio di droga e prostituzione: esistono sempre due città, una la vediamo, dell’altra, quella sotterranea non conosciamo niente e mai ne conosceremo a fondo regole e dinamiche. Ecco questi due mondi sono legati da un cordone ombelicale per cui nessuno di noi può dirsi estraneo. Io non ho ricette, ma so che serve un cambiamento radicale e forse lo possiamo trovare in Dio, con una riserva che mi porta a pensare che parte del radicamento della camorra sia dovuto proprio alla Chiesa, che ha la facoltà di introdurre questo cambiamento nelle coscienze e nei cuori, ma non lo fa e gli uomini diventano bestie».

Raffaele, invece a salvarsi ci è riuscito, era un tossicodipendente, recuperato da Casa sulla Roccia, ora studente universitario che è tornato a Secondigliano per iniziare un nuovo progetto: «Io non posso parlare di dati e statistiche, ma della mia esperienza personale. Quando andavo a Secondigliano a comprare la droga, vagando per cercare una dose, io riuscivo a vedere soltanto il brutto e una piazza di spaccio anche alla luce del sole. Tornandoci dopo cinque anni ho notato per la prima volta delle piccole aiuole curate, con i fiori e un cartello scritto a mano in cui si chiedeva di non distruggerle, le persone del quartiere erano determinate a prendersene cura, per immaginare un posto più bello. Ecco, forse è da questo che si può provare a ripartire».

Qual è la verità? Dove sta davvero Scampia? Basta un libro per aiutare l’opinione pubblica ad orientarsi? Don Aniello Manganiello crede davvero che il bene possa essere contagioso: «La comunità nutre un amore viscerale per il quartiere in cui vive, esistono eroi che non cedono alla camorra, sono la maggior parte e non vanno via. Gli irrecuperabili non esistono per me, sarò buonista, forse anche idealista, ma bisognerebbe guardare sempre al bene. Se droga e camorra sono il male di Scampia, Vangelo e lavoro possono aiutarla a cambiare, come scriveva Sant’Agostino: chi ti ha creato senza di te, non ti salverà senza di te, bisogna lavorare ogni giorno per rendere la salvezza possibile».

FONTE : http://www.orticalab.it/Contro-Gomorra-Vangelo-e-lavoro-a