“S.Av.E. L.ove – CuriAMO la Relazione”

Il progetto S.Av.E. L.ove – CuriAMO la Relazione, promosso dalla Fondazione Comunità Salernitana, e finanziato dall’Impresa Sociale Con i bambini, nasce per rispondere ai bisogni dei figli di persone detenute e per sostenere il diritto alla continuità della relazione affettiva e genitoriale tra genitori reclusi e figli minori. L’iniziativa coinvolge una rete territoriale composta da enti pubblici, istituti penitenziari e organizzazioni del terzo settore operanti nelle province di Salerno e Avellino, con l’obiettivo di contrastare la povertà educativa e gli effetti negativi della detenzione sul percorso di crescita dei minori. Il progetto prevede percorsi di accompagnamento socio-educativo, sostegno alla genitorialità, inclusione scolastica e sociale, attività laboratoriali e interventi di mediazione familiare.

Tra i partner, l’Associazione La Casa sulla Roccia – Centro di Solidarietà è invece responsabile di un percorso di sostegno alla genitorialità rivolto ai detenuti della C.C. di Avellino, volto ad accrescere la consapevolezza del proprio ruolo genitoriale e dei bisogni dei figli. L’associazione organizza colloqui individuali e gruppi di auto-aiuto settimanali, guidati da operatori esperti in counseling e dinamiche di gruppo, offrendo uno spazio di confronto e riflessione che consente ai partecipanti di condividere esperienze, elaborare emozioni e sviluppare nuove competenze relazionali. L’obiettivo è favorire la costruzione o il recupero di una relazione positiva e significativa tra genitore e figlio e promuovere progettualità familiari orientate al reinserimento sociale.

Nel 1° Ciclo sono stati seguiti 18 genitori detenuti. Nel 2° Ciclo (avviato ad aprile 2026) sono stati presi in carico 11 genitori detenuti presi in carico (età 28-59 anni, tutti italiani tranne 1 serbo; 1 uscito per trasferimento immediato); 24 figli totali di cui 13 minori (due nati durante la detenzione). Circa il 50% dei minori ignora la condizione detentiva del padre o vive una realtà dissimulata.

Rispetto all’azione esterna all’Istituto penitenziario, sono stati seguiti 6 nuclei familiari, presi in carico dalla Caritas, composti da 6 genitori non detenuti e 6 in misura alternativa alla detenzione, con 13 figli minorenni (di cui 8 adolescenti tra 11 e 17 anni e 5 nell’infanzia tra 5 e 10 anni; 1 minore iniziale è diventata maggiorenne). Di questi 13 minori, 4 presentano diagnosi neuropsichiatriche (DSA, ritardi di varia entità, disturbi emotivi).